Summer Camp 2025 - testimonianza

Scritto da Gaiga Ermanno il 13-11-2025

Summer Camp Servas in Slovenia dal 17 al 24 Agosto 2025

Il campo si è svolto a Kovk, un piccolo borgo fatto di case solitarie sparse qua e là sulle verdi montagne di una terra carsica, che nasconde rocce dure come la vita di chi, in passato, qui è sopravvissuto a persecuzioni e continui spostamenti di confine.
“The borders”, i confini, sono proprio il tema della vacanza, e cercheremo di comprenderli attraverso i giochi, gli incontri, le esperienze raccontate, la condivisione della vita quotidiana. Fin dal primo momento, l'accoglienza è tangibile.
Emanuela ci viene a prendere col furgone alla stazione di Gorizia, perchè Kovk non è raggiungibile con i mezzi pubblici: siamo in tante, in attesa di un passaggio salvifico, arrivate lì in treno da diverse parti d'Italia, a cui si aggiungono Marijke e Johanna direttamente da Amsterdam. Giovanna e famiglia sono pronti a seguirci in auto, e allora via, si parte verso la nostra avventura slovena...
Appena scesi dal furgone ci vengono incontro da ogni parte persone che ci salutano e che si presentano; penso tra me e me che sarà difficile riuscire a ricordarsi i nomi di tutti, ed in particolare quelli di origine turca, che a quanto pare sono almeno una decina...
Ecco il primo confine che cade, il primo limite che viene subito smentito: quando esiste la voglia di conoscere l'altro, e si condividono gli spazi, la tavola, i pensieri, le preoccupazioni, il nome delle persone incontrate farà parte dei ricordi più duraturi, quelli che passano dal cuore, e così ad ogni sguardo lo si potrà trovare negli occhi azzurri di Gul, Zuluf, Mehmet, Toprak, o in quelli di Can, Asli, Hena, Asya, Onder, Kuzey, Enis, Sevgi o la piccola Likya.
L'edificio che ci ospita è stato in passato una scuola elementare, ora adibita a casa-vacanze per gruppi di persone, con un ampio spazio esterno per giocare; una casa funzionale, che verrà sobriamente occupata a pianterreno da un centinaio di scarpe di ogni tipo. Mi accorgo che tutto fa colore qui e mi sento subito a casa. Dopo aver preso possesso del letto a me assegnato, in una stanza abbastanza affollata, mi ritrovo casualmente in cucina e lì vengo accolta dall'allegria di Ferdinando, Pino, Giovanna, Michele e Mauro.
Si respira un'aria leggera, fatta di sorrisi e ironia, e guardandomi intorno percepisco la cura con cui si stanno preparando le pietanze per la cena: su un piatto di portata fanno bella mostra verdure di ogni tipo, esposte con maestria in un’apoteosi di colori. Anche l'occhio vuole la sua parte.
In cucina sono tutti volontari, soci servas messisi a disposizione per la causa, le cui abilità verranno apprezzate con piacere da noi partecipanti.
La grande anima del campo, quella che creerà legami e intese, al di là della lingua, delle diverse culture e della provenienza, sarà la capacità e la voglia di essere disponibili all'incontro, di mettersi in discussione e di guardare in faccia i propri limiti.
Mehmet, fondatore della “scuola di pace” di Antachia, ci guiderà con la sua esperienza in questa ricerca dei “borders” attraverso giochi adatti a tutti, grandi e piccini; giochi di conoscenza, di cooperazione, all'apparenza semplici, ma utili per sperimentare concretamente le potenzialità delle proprie azioni, che possono diventare maggiormente incisive se unite a quelle degli altri. I limiti e i confini personali sono stati assaporati anche a livello fisico, corporale, con un laboratorio di percezione dello spazio, attraverso un incontro di biodanza, con il “Mi amo” di Maddalena, o con il balfolk friulano e internazionale.
Per sperimentare invece i confini a livello geografico, Rossana e Andrea ci hanno guidato in una visita a Gorizia e Nova Gorica, città unica divisa in due, con la famosa piazza un tempo tagliata a metà dal filo spinato, e la dogana silente, ma ancora presente tra le case dietro il cartello “Italija 50 m”.
I monti intorno, teatro di battaglie cruente della prima guerra mondiale e non solo, avrebbero tante cose da raccontare...
E poi ancora a Trieste, crocevia di culture, a vedere le piazze, le chiese, il ghetto, il porto, il Castello di Miramare.
In un incontro serale con un professore sloveno abbiamo approfondito la conoscenza della storia locale, ascoltando le vicende di questa parte di mondo dove sloveni e italiani hanno convissuto tra alterni momenti di guerra e di pace, spesso di violenze, su un confine geografico mobile e instabile,
tanto da imporre forzati cambi di nazionalità.
Ferdinando, con il suo lavoro di ricerca e divulgazione attraverso slides e carte geografiche, ci ha rivelato gli aneddoti storici dei confini attuali e ci ha reso partecipi di quel pezzo di storia italiana che non si trova sui libri scolastici, perchè troppo ai margini di eventi più grandi. Durante il campo, Francisco, il messicano Segretario per la Pace, ci ha raccontato di Servas, di come è nata, di quello che è, di quello che fa, per ricordare a tutti noi che siamo parte di un grande progetto, di un respiro collettivo, e chi ha una carica nell'associazione, o un ruolo direttivo, sa che per svolgere i propri compiti ha bisogno della vicinanza e dell'azione di tutti i soci, cuore pulsante di questa comunità variegata.
Le amiche e gli amici turchi hanno voluto prepararci una cena con i loro piatti tradizionali (non poteva mancare l'impareggiabile hummus), culminata in una festa con balli tipici e musiche scatenate. E' stato bello iniziare la giornata accompagnati dallo yoga di Gul, cantare insieme il nuovo inno Servas composto da Charles o imparare l'inglese con il suo metodo “musicale”, scoprire quante lingue coesistono nei nostri pensieri e nel nostro corpo sotto la guida di Edda, o ascoltare lo story telling di Asya e Can sull'antieroe turco Keloglan, che ha aperto la strada alla ricerca di altri antieroi persi nelle nostre memorie o nella nostra quotidianità.
E' stata una scoperta la voce melodiosa di Asli, che ci ha regalato dei piccoli momenti di bellezza. Ma quello che ha fatto la differenza al campo sono stati i giovani, bimbe/i e ragazze/i, che hanno portato una ventata di leggerezza e semplicità, dimostrando una grande capacità di stare insieme, tra loro e con gli adulti. Difficile dimenticare l'immagine di Ilaria e Likya, due bimbe di cinque anni o poco più, italiana e turca, che giocano insieme comunicando senza avere una lingua comune ma comprendendosi a meraviglia...
Giovanni è stato spesso un buon interprete dall’inglese, Johanna una vivace sorvegliante delle regole, Saverio un tranquillo compagno per tutti, Fabio e Maya, i più grandi, a loro dire poco amanti della socialità ma in realtà piacevoli affabulatori pieni di interessi. Mentre Alice, Ester e Elisa, con fantasia e spirito di iniziativa, hanno creato una nuova versione della canzone “Tutta l'Italia”, arrangiata e rielaborata in “Viva la pace”, cantata dalle autrici durante la serata conclusiva facendo comparire al suo interno i vari personaggi del campo. Leonardo e gli altri, Marisa, Emanuela, Serena (l'impeccabile traduttrice), Ferdinando, Mauro, Michele, Pino, Giovanna hanno fatto un grande lavoro di organizzazione, e sono stati infaticabili nel garantire uno sguardo attento alle necessità di ciascuno, mettendosi a disposizione in ogni momento. Il campo è stata un'esperienza che ha lasciato il segno: conserveremo nella memoria e nel cuore l'eco dei momenti vissuti ancora per molto.
E' stata un'occasione per ricordare che la pace si costruisce in primo luogo nelle piccole cose di tutti i giorni, facendo spazio dentro sé, e poi variando la propria prospettiva con una visione più consapevole di quello che accade intorno, valorizzando e cercando di diffondere in particolare le iniziative positive di cambiamento, che spesso rimangono sottotraccia.
In questi tempi difficili di conflitti aspri e di guerre devastanti, tanto da far parlare di genocidio, occorre rendere concreta la pace, e Servas, nata sulle ceneri di una società distrutta dalle armi e dall'odio, può avere ancora qualcosa da dire al riguardo.
 
Scritto da: Marina Quaglia

 

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