Rapporto del Team di Servas International all'ONU
Scritto da Foresti Sebastiano il 06-06-2025
La lotta internazionale alla criminalità
(e il contributo delle associazioni della società civile come Servas)
Marneo Serenelli
Nella sede ONU di Vienna, dal 13 al 17 maggio 2024 e dal 19 al 23 maggio 2025 si sono svolte rispettivamente la 33esima e la 34esima sessione della UNITED NATIONS COMMISSION ON CRIME PREVENTION AND CRIMINAL JUSTICE (la Commissione per la Prevenzione del Crimine e per la Giustizia Criminale dell’ONU), entrambe articolate in una riunione plenaria, nell’ambito della quale gli stati membri si confrontano e prendono le decisioni, e in molti altri eventi collaterali, nei quali il dibattito su tematiche specifiche legate alle azioni sul territorio vede più protagoniste le organizzazioni non governative. Come membro del Team di Servas International ho potuto partecipare a distanza ai lavori del 2024 e in presenza a quelli del 2025; ho scritto dunque questa breve relazione, con alcune annotazioni analitiche. Chi fosse interessato ad ulteriori approfondimenti potrà trovare molto materiale online o contattarmi direttamente.
È impressionante notare quanto dialogo ci sia nel campo della lotta internazionale alla criminalità e della promozione di sistemi giudiziari efficaci ed equi, un dialogo fra gli stati, le entità governative statali (un esempio: l’Interpol) il mondo accademico (si pensi alle ricerche operate dalle università) e le organizzazioni non governative (da quelle che raccolgono professionisti del settore, come l’International Sociological Association, a quelle, come Amnesty International, che operano con i propri operatori stipendiati o volontari nelle comunità locali, intervenendo anche in diverse parti del mondo).
Vivendo in tempi di globalizzazione, possiamo renderci facilmente conto che i comportamenti illegali presenti in tutti i paesi sono sempre più connessi ai comportamenti illegali che superano i confini nazionali, di conseguenza stiamo diventando consapevoli del fatto che lo sforzo di combatterli con accordi trans-nazionali diventa sempre più necessario. Pensiamo ai crimini che passano attraverso l’uso di tecnologie informatiche: il cosiddetto crimine informatico usa i social media, le criptovalute, l’intelligenza artificiale, … strumenti che non hanno confini. Per di più, con la sempre maggiore facilità di spostamento delle merci e delle persone, assumono caratteristiche eminentemente internazionali il commercio illegale di droghe e armi, il terrorismo, il traffico di persone a fini di sfruttamento, i crimini ambientali. La tecnologia moderna peraltro è sempre più usata da tutti: criminali, vittime, investigatori.
Purtroppo, al di là dell’accordo sui principi generali del rispetto dei diritti umani dell’intera popolazione mondiale, l’unanimità fra le nazioni nella traduzione pratica della lotta alla criminalità non è facile, a causa di barriere culturali e politiche, sia storiche che contingenti. Al di là della correttezza formale degli interventi nazionali, talvolta si legge la difficoltà per ogni paese di riconoscere le proprie carenze nel confronto con altri paesi, nonché emerge anche l’acrimonia in relazione a fatti avvenuti, per i quali avviene uno scambio di accuse reciproche. Si pensi al diritto internazionale ed umanitario che stabilisce il rispetto dei confini nazionali e i limiti entro i quali ogni conflitto dovrebbe attenersi: vengono dunque denunciati crimini di guerra ed azioni contro la legalità internazionale, cosa che è avvenuta anche già nel 2024 a Vienna. In particolare, per il conflitto in corso in Ukraina, la Federazione Russa aveva ottenuto ben pochi consensi sulle sue posizioni, limitati ad alcuni paesi alleati e, per il conflitto a Gaza, Israele si è trovato isolato ed ha subito esplicite critiche da parte di diverse nazioni.
L’ONU e le connesse agenzie specializzate si sforzano dunque di trovare accordi sottoscrivibili da tutti gli stati, per creare le necessarie reti di passaggio di informazioni, per uniformare le normative nazionali a standard condivisi, per darsi sostegno reciproco in una lotta che si deve rinnovare continuamente al fine di tenere il passo con il modificarsi delle modalità in cui il crimine si presenta. Vengono valorizzati anche accordi bilaterali (fra due nazioni) o regionali (fra le nazioni di un’area geografica), ma da tempo esistono delle convenzioni internazionali valide per tutto il mondo, fra le quali spicca quella chiamata UNTOC, cioè la convenzione delle Nazioni Unite per la lotta contro il crimine transnazionale organizzato; tale convenzione è del 2004 ed ora è ormai è diffusa l’esigenza di una sua revisione operativa, al di là delle conferma dei principi ispiratori. Anche la delegazione italiana, contribuisce ai lavori: per esempio, nella settimana di confronto realizzatosi in questo maggio a Vienna, ha promosso e guidato l’elaborazione collettiva di una nuova dichiarazione sulla violenza contro i minori.
La Commissione CCPCJ prepara i documenti relativi al suo campo di azione che poi verranno presentati e votati nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Prepara anche i lavori dei congressi sulla prevenzione del crimine e sulla giustizia criminale, che dal 1955 si svolgono a cadenza quinquennale. Il 14° si è svolto a Kyoto, in Giappone, nel 2021 (in quell’occasione si è prodotta la Dichiarazione di Kyoto, che al momento è un rilevante documento di riferimento). Il prossimo congresso si terrà ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, il 25-30 aprile 2026. Come obiettivi comuni si farà riferimento sempre a quelli della Agenda 2030 dell’ONU, in particolare al 16° (garantire pace e giustizia) e all’11° (città e comunità devono diventare più sicure, sostenibili e inclusive).
In questo quadro, quali sono i nessi con una associazione come Servas, basata sull’ospitalità? Direi che i nessi si possano trovare innanzitutto nel comune obiettivo della convivenza pacifica fra le persone basata sulla legalità e sulla fiducia reciproca, attraverso scambi che superino le diversità. Un altro può essere considerato nella dimensione internazionale, che caratterizza anche la nostra associazione: ogni cittadino del mondo ha la sua dignità, ha diritto a spostarsi e ad avere un trattamento non discriminatorio, al di là delle sue origini. Un terzo aspetto lo vedo nella nostra presa di coscienza della variegata realtà socio-storica, che muta continuamente; al di là dei pregiudizi, ognuno di noi, informandosi, ha la possibilità di diventare un membro dell’associazione più informato sull’attualità sociale geo-politica e per questo più abile nel relazionarsi con le sue sfaccettature.
Servas può portare il suo contributo di prevenzione nel campo della legalità/giustizia, data la sua azione di promozione della fratellanza e della fiducia attraverso gli incontri fra le persone.
Una particolare attenzione va data alla sottolineata interconnessione fra organizzazioni, che – come si può notare anche in questi contesti istituzionali internazionali - serve a dare, anche alle organizzazioni di dimensioni ridotte, che hanno quindi meno potere, l’opportunità di essere più incisive. Per questo motivo, già da tempo Servas International appartiene alla rete di ong denominata CoNGO (il largo network delle ong che godono dello stato consultivo presso le Nazioni Unite, nelle loro viarie sedi); ma da quest’anno S.I. ha aderito alla più specifica Alliance of Ngos on Crime Prevention and Criminal Justice che ha base a Vienna. In questi contesti, oltre a beneficiare degli apporti ricevibili da altre organizzazioni, spesso impegnate in servizi sul campo a protezione delle vittime più fragili dei soprusi, Servas può più facilmente portare il suo contributo specifico. Peraltro, nelle giornate di Vienna, proprio per la promozione della legalità si è molto sottolineata la necessità di affiancare alla cooperazione formale (degli stati e delle entità intergovernative) quella informale (degli individui e della base comunitaria), in quanto nella quotidiana vita delle comunità civili si costruisce il rispetto delle regole per la convivenza pacifica.