Ricordando Maria

Scritto da Foresti Sebastiano il 21-12-2024

Era ancora inverno. E faceva freddo quel pomeriggio di cinquantaquattro anni fa, quando mi infilai in via dei Giaggioli, dalle parti di Lorenteggio nel sud ovest della grande Milano. Mi ritrovai a un cancelletto di una casetta che aveva un non so che di rurale e alternativo nel cuore della metropoli, con qualche gallinella ruspante intorno. Era la dimora di Piero Stoppani e di Maria Soresina, quella indicata in un ciclostilato che scovai alla Cattolica, l’università milanese che ogni tanto frequentavo da Novara dopo il lavoro.

Questo foglio “ciclostilato” -qualcuno ancora sa che cosa vuol dire questa parola?- mi proponeva qualcosa che stavo cercando da tempo nella matura giovinezza dei miei ventotto anni. Vi si parlava di viaggi, di ospitalità, di pace, di incontri. In quel 1970 eravamo in pieno clima sessantotto e l’anno prima avevo girato l’Europa in autostop incontrando un sacco di gente per strada. Così la proposta intitolata “Servas” mi incuriosiva.

Varcai quella soglia e mi trovai Maria, nel tepore di un’accogliente stanza, intenta su una seggiola ad allattare una pupa che poi seppi chiamarsi Caterina, nata un paio di mesi prima. Ecco, la prima immagine di Maria Soresina è questa: una mamma che allatta. Così è questa anche la prima immagine dell’ospitalità Servas attraverso di essa.

Ci furono le parole, le spiegazioni, il tutto però accompagnato da questa viva immagine che dava un’idea perfetta dell’entrare con lo spirito Servas nell’intimità di una casa. E rimane il miglior ricordo di Maria Soresina, che ora salutiamo increduli per la sua improvvisa scomparsa dai vivi, pur consapevoli che la morte fa parte della vita. E per la vita, mia e di Alberta, Maria è stata tutto. Semplicemente, senza di lei non sarebbe scoccata quella scintilla che ci ha uniti in un cammino che chiamiamo “amore” fino ai nostri vegliardi giorni. Sua l’idea di mettere -pochi mesi dopo il nostro primo incontro- nero su bianco su un foglietto chiamato “lista”, i nomi, le località, i dati anagrafici, gli interessi coltivati di coloro che avevano aderito alla proposta Servas: dodici in tutto da tutta Italia. Così Novara incontrò Rimini e da lì iniziò una bella, lunga storia per la vita che dobbiamo a Maria.

Poi i dodici diventarono migliaia per l’impegno che ci mettemmo con Maria negli anni successivi a diffondere la bella semplice idea di Servas, con le liste degli ospitanti che anno per anno venivano a collegare e a coinvolgere altre migliaia di amiche e amici in tutto il mondo, in una rete universale in grado di illuminare anche la più profonda oscurità della notte. “Metti un lume alla finestra ed io troverò la via di casa”. Una casa che accoglie sconosciuti, che fa incontrare, casa di condivisione dove ci si conosce, dove si impara, dove si cresce. E si spezza il pane, il buon pane di Servas che Maria ha così contribuito a distribuire a tutti come in questi ultimi decenni ha distribuito il pane del sapere con i suoi studi su Dante Alighieri, attraverso i suoi libri e le sue conferenze in giro per l’Italia. Una nuova grande passione.

Tanto tempo, tante immagini decantate di una vita intensa , ma quella che mi rimane dentro, indelebile, è Maria che allatta e Caterina che ciuccia, mentre si parla di pace nel mondo, di ospitalità nelle case, di tolleranza, di non violenza, di incontro. Temi che ci entusiasmavano cinquantaquattro anni fa, temi così attuali oggi. E poi Caterina che chiude gli occhi e si addormenta beata, mentre la mamma pronuncia la parola “servas”, e la parola “pace”, sottovoce per non turbare il sonno. Un’immagine di vita, per la vita. Quel lontano vicino pomeriggio, in via dei Giaggioli.

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Nata Il 26 ottobre 1940, Maria Soresina ci ha lasciati la sera del giorno di Santa Lucia, venerdì 13 dicembre.

Dopo le presenze pioniere di Servas in Italia, come quella della giovanissima Anna Luisa Leonardi nel ’50, Maria prese il testimone di Servas nel ’68 dal suo compagno Piero Stoppani e si impegnò attivamente nel diffondere la proposta. Fu lei a stilare nel 1970 quella lista di 12 Porte aperte, che poi diede avvio allo sviluppo della presenza Servas in Italia, così come oggi la conosciamo, continuando poi a svolgere importanti ruoli anche dopo la costituzione dell’associazione negli anni ’80. Negli ultimi tempi fu soprattutto Dante a catturarla, dedicando al poeta appassionate ricerche tradotte nella pubblicazione di svariati libri e girando l’Italia per conferenze sul tema.

All’amata figlia Caterina , al suo carissimo nipote Federico, ai parenti tutti, l’affettuoso abbraccio mio, di Alberta e di tutta la comunità Servas.

Luigi Uslenghi

 

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